In breve: le campagne Demand Gen mostrano i tuoi annunci su YouTube (anche Shorts), Discover, Gmail e Maps a persone che non stanno ancora cercando un hotel, ma stanno decidendo dove andare. Per un hotel servono a entrare nella scelta prima delle OTA. Funzionano se hai video verticali, un tracciamento delle prenotazioni affidabile e un budget adeguato.
In questo articolo vediamo cosa sono le Demand Gen, quando hanno senso per una struttura ricettiva, come impostarle e come misurarle senza aspettarsi miracoli.
Cercare o scegliere: due momenti diversi
Le campagne sulla rete di ricerca intercettano chi ha già deciso: “hotel Canazei 4 stelle”, “agriturismo Chianti con piscina”. È traffico prezioso ma limitato, e conteso con le OTA.
Prima di quel momento c’è una fase più lunga in cui le persone scelgono la destinazione e il tipo di vacanza: guardano video su YouTube, scorrono Shorts, leggono articoli su Discover. Chi riesce a farsi vedere qui entra nella lista delle opzioni prima che la ricerca cominci. È il lavoro delle campagne Demand Gen.
Cosa sono le campagne Demand Gen
Secondo la guida di Google Ads, le Demand Gen mostrano annunci con immagini e video su:
- YouTube, compresi gli Shorts;
- Discover, il feed di notizie di Google sui telefoni;
- Gmail, nelle schede Promozioni e Social;
- Google Maps e la rete Display.
I formati accettati sono immagini (orizzontali, verticali 4:5 e quadrate), video in più orientamenti e caroselli da 2 a 10 schede. Le strategie di offerta disponibili includono massimizzazione dei clic, CPA target e offerte basate sul valore.
Quando ha senso per un hotel
Le Demand Gen non sono la prima campagna da attivare. Hanno senso quando:
- la campagna brand e quella sulla destinazione funzionano già e hai esaurito le ricerche disponibili;
- hai contenuti video della struttura e della zona, anche girati con lo smartphone;
- vuoi spingere un periodo specifico: la bassa stagione, un evento, una nuova offerta benessere, l’apertura invernale;
- parli a un pubblico lontano, per esempio turisti tedeschi o americani che devono ancora scegliere la regione.
Se il tuo account non misura ancora bene le prenotazioni dal booking engine, parti da lì: le Demand Gen ottimizzano sulle conversioni, e senza dati affidabili spendono male.
Come impostare la prima campagna
1. Budget e offerte
Google consiglia un budget giornaliero di almeno 10 volte il CPA target per le strategie a obiettivo, e di attendere almeno 50 conversioni prima di valutare i risultati. Per un hotel indipendente questi numeri sono spesso fuori portata: in quel caso conviene partire con un obiettivo intermedio misurabile, come l’avvio della prenotazione o la richiesta di preventivo, e usarlo come segnale per l’algoritmo.
2. Pubblici
- Segmenti simili (lookalike): Google trova persone simili ai tuoi ospiti, partendo da una lista clienti o dai visitatori del sito.
- Segmenti personalizzati: persone che hanno cercato la tua destinazione, gli sport o le attività che offri (sci, trekking, terme, bici).
- Remarketing: un gruppo di annunci separato per chi ha già visitato il sito o guardato i tuoi video.
3. Creatività
Qui si gioca tutto. Google indica come riferimento almeno tre immagini per ciascun formato (verticale, quadrato, orizzontale) e un video per ciascun orientamento. Per un hotel funzionano:
- video verticali brevi (15–30 secondi) che mostrano l’esperienza, non la reception: la colazione con vista, il rientro dalle piste, la spa al tramonto;
- immagini reali, non foto di repertorio;
- un messaggio chiaro e un solo invito all’azione: “Scopri l’offerta di gennaio”, “Prenota sul sito ufficiale”.
Novità presentata a Google Marketing Live 2026: si possono aggiungere direttamente alle Demand Gen i video dei creator che parlano della tua struttura. Se un travel blogger ha girato un video da te, può diventare un annuncio.
4. Pazienza e piccoli ritocchi
L’algoritmo ha bisogno di qualche giorno per capire a chi mostrare gli annunci. Google suggerisce di non modificare budget e offerte di più del 15% a settimana: ogni cambiamento brusco riavvia la fase di apprendimento.
Come misurare i risultati
Una Demand Gen raramente porta la prenotazione subito: spesso l’utente vede il video, ci pensa e torna giorni dopo cercando il nome dell’hotel. Per valutarla guarda:
- le conversioni post-visualizzazione e il percorso di conversione nei report di attribuzione;
- l’andamento delle ricerche sul nome dell’hotel nella campagna brand e in Search Console durante e dopo la campagna;
- il costo per prenotazione complessivo dell’account, non solo quello della singola campagna.
Google riporta che gli inserzionisti che applicano almeno tre delle quattro pratiche raccomandate (budget, conversioni, creatività, pubblici) ottengono in media oltre il 40% di conversioni in più. È un dato di Google su tutti i settori: prendilo come conferma che le basi contano più delle impostazioni avanzate.
Per completare il quadro: le campagne sulla rete di ricerca le trovi in AI Max e campagne Search per il travel, mentre per il confronto con i social c’è differenze tra Google Ads e Facebook Ads.
Domande frequenti
Demand Gen e Performance Max sono la stessa cosa?
No. Performance Max usa tutti i canali Google, rete di ricerca compresa, e decide da sola dove spendere. Demand Gen lavora solo su canali visivi (YouTube, Discover, Gmail, Maps) e ti lascia più controllo su pubblici e creatività.
Servono video professionali?
No. Per gli Shorts funzionano spesso meglio video autentici girati con lo smartphone, purché siano verticali, luminosi e mostrino subito qualcosa di interessante nei primi secondi.
Quanto budget serve per partire?
Dipende dal costo di una prenotazione nel tuo account. La regola di Google è un budget giornaliero pari ad almeno 10 volte il CPA target: se è troppo alto, parti con un obiettivo intermedio o limita la campagna a un periodo preciso.
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