Ffulghesu

home / blog / articolo

Campagna brand per hotel: come difendere il tuo nome dalle OTA su Google

In breve: la campagna brand intercetta chi cerca il nome del tuo hotel su Google. Serve perché su quelle ricerche, accanto al tuo sito, compaiono Booking.com, Expedia e i metasearch: se non presidi il tuo nome, paghi una commissione del 15-25% su una prenotazione che era già tua. Si costruisce con una campagna Search dedicata, keyword esatte e a frase sul nome della struttura, budget piccolo ma separato e un controllo costante sulla parità tariffaria.

In questo articolo vediamo come si imposta da zero una campagna brand per un hotel: quali keyword usare, come tenerla separata dal resto dell’account, quanto budget serve, come misurare se stai davvero difendendo il tuo nome e cosa puoi fare quando una OTA usa il marchio del tuo hotel nell’annuncio.

Perché un hotel deve difendere il proprio nome su Google

Quando un utente digita “hotel XYZ Rimini” ha già scelto: ha visto la tua struttura su Instagram, gliel’ha consigliata un amico, l’ha trovata su un portale, e ora vuole arrivare al sito. È la ricerca più calda che esiste: intento altissimo, costi per clic bassi, tasso di conversione fuori scala rispetto a qualsiasi campagna generica.

Il problema è che su quella ricerca non ci sei solo tu. Le OTA fanno bidding sui nomi degli hotel perché per loro è il traffico più redditizio, e ogni prenotazione che passa da lì ti costa molto più di un clic. Le commissioni per una struttura indipendente si collocano tra il 15% e il 25% del valore della prenotazione, mentre acquisire la stessa prenotazione in diretto — considerando commissioni di pagamento e marketing — si aggira intorno al 4-5%. La stessa analisi segnala che le prenotazioni dirette portano un contributo al profitto più alto del 9-10% per prenotazione.

C’è poi un effetto meno intuitivo. Uno studio di SHR su 27 milioni di impression, pubblicato nel gennaio 2025, ha misurato che quando una OTA espone una tariffa più bassa del sito ufficiale il costo per clic dell’hotel sale in media del 47%: da 0,66 a 0,97 dollari. La disparità di prezzo non ti fa perdere solo la prenotazione: ti fa pagare di più ogni clic. Prima di investire in campagna brand, controlla di non essere tu il primo a svendere il tuo nome.

Come si costruisce la campagna brand: i passaggi

Una campagna brand fatta bene è noiosa: poche keyword, poco budget, pochissime modifiche. Sono queste le cose che contano.

  1. Campagna Search separata. Non mettere il brand dentro la campagna generica. Ti serve un budget indipendente, un rendimento leggibile e la certezza che le keyword generiche non ti mangino il budget del nome (o viceversa).
  2. Keyword esatte e a frase sul nome. Parti dal nome ufficiale e aggiungi le varianti reali: nome senza la parola “hotel”, nome più località, nome più “sito ufficiale”, errori di battitura tipici dei tuoi ospiti. Niente corrispondenza generica: su un brand attira il traffico dei concorrenti.
  3. Annunci che dichiarano il vantaggio diretto. Nome della struttura nel titolo, “sito ufficiale” ben visibile e il motivo per non chiudere la pagina: miglior tariffa garantita, cancellazione gratuita, colazione inclusa. Se la tua promessa è identica a quella di Booking, l’utente sceglie l’interfaccia che conosce meglio.
  4. Sitelink verso le pagine che convertono. Camere, offerte, spa, contatti, e il link diretto al booking engine, non alla homepage.
  5. Parole chiave negative dal primo giorno. Escludi “lavoro”, “recensioni”, i nomi di strutture con denominazione simile alla tua e tutto ciò che porta traffico non prenotante.
  6. Budget piccolo e mai contingentato. Il volume di ricerca sul tuo nome è finito: se il budget si esaurisce a metà giornata stai regalando le ore migliori. Meglio un tetto basso mai raggiunto che uno “giusto” che si satura.
  7. Offerte automatiche solo con conversioni affidabili. Massimizza le conversioni funziona bene sul brand, ma se il tracciamento del booking engine non è solido l’algoritmo ottimizza sul nulla: in quel caso resta al CPC massimo.

Le impostazioni brand di Google Ads: inclusioni ed esclusioni

Google ha introdotto un livello di controllo che molti hotel non usano. Le impostazioni brand per campagne Search e Performance Max permettono di creare a livello di account un elenco di brand e applicarlo alle singole campagne in due modi opposti:

  • Inclusioni brand (solo Search): la campagna si attiva soltanto sulle ricerche che contengono quel brand. Utile se vuoi usare la corrispondenza generica senza farla scappare dal tuo nome.
  • Esclusioni brand (Search e Performance Max): la campagna evita le query che contengono i brand indicati. Serve al contrario, per tenere la generica o la Performance Max lontana dal tuo stesso nome, così le due non si cannibalizzano.

Secondo la documentazione Google le esclusioni hanno la priorità sulle inclusioni, il riconoscimento funziona su più lingue e non devi inserire a mano le varianti ortografiche. Per essere riconosciuta come brand la struttura deve avere almeno uno tra logo, marchio registrato, nome di dominio o ragione sociale: per un hotel indipendente dominio e nome commerciale bastano.

Quando una OTA usa il nome del tuo hotel nell’annuncio

Qui serve chiarezza, perché è il punto su cui girano più leggende. La policy Google Ads sui marchi non limita l’uso di un marchio come parola chiave: chiunque può fare bidding sul nome del tuo hotel. Le limitazioni riguardano il testo dell’annuncio, dove Google interviene quando il marchio è usato da un concorrente diretto oppure in modo ingannevole o fuorviante.

Google consente però l’uso del marchio nel testo a rivenditori e siti informativi la cui pagina di destinazione vende chiaramente il prodotto corrispondente, con prezzi visibili: è la situazione di una OTA che ti ha in listino, e quasi sempre il suo annuncio è conforme. Se invece l’uso è fuorviante — un sito senza disponibilità reale, o che si spaccia per il sito ufficiale — puoi presentare un reclamo come titolare del marchio con lo strumento Google per le segnalazioni sui marchi, che accetta reclami solo su inserzionisti identificati tramite URL: raccogli screenshot e indirizzi prima di aprire la pratica.

Morale operativa: non puoi impedire alle OTA di comprare il tuo nome, ma puoi essere sempre presente, con l’annuncio migliore e alla tariffa giusta. La difesa è commerciale, non legale.

Come capire se stai davvero presidiando il tuo nome

  • Quota impressioni della rete di ricerca sulla campagna brand. Deve stare vicina al massimo. Se scende, verifica se il motivo è il budget o il ranking: due problemi diversi, due soluzioni diverse.
  • Quota impressioni prima posizione assoluta. Sul tuo nome vuoi essere il primo annuncio sopra i risultati organici, non il terzo sotto due portali.
  • Analisi delle aste. Il rapporto Analisi delle aste mostra chi partecipa alle tue stesse aste, con quota impressioni, quota di sovrapposizione e percentuale di prima posizione assoluta. Sul brand è la fotografia più onesta di quanto le OTA ti stiano addosso.

Accanto a questi, il dato che conta davvero: prenotazioni e ricavo generati dalla campagna brand, misurati sul booking engine. Se il tracciamento non è affidabile tutto il resto è opinione, e vale per ogni altro dei vantaggi delle campagne Google Ads per hotel.

Il brand non basta da solo

Una campagna brand cattura domanda esistente, non la crea. Se il tuo nome viene cercato poco il problema è a monte: visibilità organica, metasearch, notorietà locale. Presidiare il nome è il primo mattone, ma va accompagnato dai link di prenotazione gratuiti di Google e dalle campagne sulla domanda generica. Tieni d’occhio anche come AI Max sta cambiando le campagne Search per gli hotel: l’automazione dei match tocca anche le keyword brand.

Checklist rapida

  • Campagna Search dedicata al brand, con budget proprio
  • Keyword esatte e a frase: nome, nome + località, nome + “sito ufficiale”, varianti ed errori di battitura
  • Esclusioni brand sulle campagne generiche e Performance Max
  • Annuncio con “sito ufficiale” e un vantaggio che le OTA non possono offrire
  • Sitelink e negative keyword impostati
  • Parità tariffaria verificata su OTA e metasearch
  • Controllo settimanale di quota impressioni e Analisi delle aste
  • Conversioni del booking engine tracciate

Domande frequenti

Non è uno spreco pagare per chi mi cerca già per nome?

Lo sarebbe se tu fossi l’unico risultato. Non lo sei: su quelle ricerche compaiono OTA e metasearch, e ogni clic che intercettano può diventare una prenotazione con commissione. Il confronto corretto è tra il costo del clic e il costo della stessa prenotazione passata da un intermediario, non tra quel clic e lo zero.

Posso impedire a Booking.com di fare pubblicità sul nome del mio hotel?

No. La policy Google sui marchi non limita l’uso di un marchio come parola chiave. Puoi intervenire solo sul testo dell’annuncio, e soltanto se l’uso è ingannevole o arriva da un concorrente diretto senza pagina di vendita legittima: in quel caso apri una segnalazione come titolare del marchio, indicando l’URL.

Quanto budget serve per una campagna brand di un hotel?

Dipende solo dal volume di ricerca sul tuo nome, che è un numero finito. L’obiettivo non è spendere una cifra prestabilita ma coprire quasi tutte le impression disponibili: imposta un budget che non si esaurisca durante la giornata e controlla la quota impressioni persa per budget. Se è a zero, il budget è corretto.

Se vuoi che qualcuno guardi i tuoi numeri veri — quota impressioni sul brand, chi ti compare accanto, quanto ti costa oggi una prenotazione diretta — puoi partire dalla consulenza Google Ads per hotel a Rimini o dalla consulenza di web marketing per hotel, oppure scrivimi su WhatsApp: ti rispondo io e l’audit iniziale è gratuito.

F
Marco Fulghesu

Consulente Google Ads e web marketing per hotel. Aiuto le strutture ricettive a ridurre la dipendenza dalle OTA e a vendere più camere dirette. Scopri come lavoro

Preferisci che ci pensi io?

Ti preparo un audit gratuito del tuo account e ti dico dove stai perdendo prenotazioni.